MUSEO DI PIETRARSA

Padiglione A delle locomotive a vapore

Chiamato anche “Salone delle vaporiere” è lo spazio museale dedicato all’esposizione delle più importanti locomotive a vapore delle FS; un ambiente che con i suoi 5.000 mq di sviluppo è sicuramente il più grande del Museo. L’intera struttura è sostenuta da plinti di ferro, con tetto a capriate metalliche. Il padiglione, originariamente, era destinato al montaggio/smontaggio e riparazione delle locomotive a vapore. La fossa di visita, presente al centro della sala, è una testimonianza di queste attività un tempo svolte da decine e decine di operai. All’ingresso troviamo subito uno dei pezzi più famosi, la riproduzione (1939) della locomotiva Bayard, gemella della Vesuvio che il 3 ottobre del 1839 trainò il convoglio inaugurale della Napoli-Portici. Ai due lati del salone, allineate su due fronti contrapposti, le locomotive a vapore che hanno fatto la storia della trazione a vapore in Italia. Tra le macchine è possibile ammirare la locomotiva 290, una delle più antiche, il cui prototipo risale al 1889; alcune loco tender; la 477, mastodontica locomotiva fabbricata a Praga, passata in servizio alle FS dopo la Prima Guerra Mondiale; la 640.088 che fu l’ultima macchina riparata a Pietrarsa; la 740.115, che trasportò la salma del Milite ignoto da Aquileia a Roma nel 1921; la 680.037 che, nel 1907, stabilì un primato, raggiungendo con un treno di 210 tonnellate, la velocità di 118 km/h e, infine, la 625, soprannominata dai ferrovieri “la signorina”, per le sue forme aggraziate. Alla fine del giro, prima dell’uscita sulla sinistra, sono allineate anche alcune famose locomotive elettriche trifasi.

Padiglione B-C delle Carrozze e “Littorine” e Galleria delle Locomotive Elettriche

Il Padiglione B un tempo era lo spazio dell’opificio nel quale trovavano posto gli impianti per la lavorazione della caldaie e i forni per la fusione del metallo. Sulla parete che confina con il Padiglione C si trova una rara testimonianza della profonda devozione delle maestranze operaie dell’Opificio di Pietrarsa: un’edicola votiva dedicata a San Ciro e San Gennaro realizzata nei primi anni del Novecento in sostituzione dell’antica cappella ottocentesca. Oggi in questo ambiente sono esposte automotrici diesel ed elettriche, carrozze ed alcune locomotive elettriche in corrente continua. E’ in questo spazio che trovano posto alcuni dei pezzi più pregiati del Museo tra cui la “Carrozza Reale S10”. La carrozza, si distingue per la preziosità dei decori e degli arredi ed è un salone pranzo attrezzato con un grande tavolo per ricevimenti. Il treno, costruito dalla FIAT nel 1929 su progetto dell’Architetto Giulio Casanova, fu commissionato dalla casa reale per le nozze del Principe Umberto di Savoia con la Principessa Maria Josè del Belgio. Spiccano nella serie dei mezzi esposti alcune Automotrici diesel “Littorine” dalla classica livrea “castano” e “castano-isabella” degli anni ’30, una “carrozza centoporte ABZ 66546” del 1930 e, infine, il prototipo originale della locomotiva elettrica E 444.001 “Tartaruga” che nel 1967, nel corso del viaggio inaugurale, superò i 200 Km/h sulla tratta Campoleone-Latina della Direttissima Roma-Napoli. Il Padiglione C, in comunicazione con il Padiglione B “ex caldarerie e forni” di cui costituisce un’estensione, ospita alcuni modelli di locomotive elettriche a corrente continua 3000 V c.c. impiegate dalla fine degli anni ’20 del Novecento sulla rete nazionale sia per il traino di treni merci che per viaggiatori. Dalla seconda metà degli anni trenta l’adozione della trazione in corrente continua sulla rete ferroviaria italiana fu definitiva con l’entrata in servizio di tre nuove famiglie di locomotori: il gruppo E.428 per il traino di treni a pesante composizione, il gruppo E.626 con funzioni multiruolo e il gruppo E.326, una macchina concepita come locomotiva leggera per treni passeggeri ad alta velocità. Di questi gruppi, così importanti per la storia dell’elettrificazione ferroviaria italiana, nel nostro padiglione sono esposte: una poderosa E 428.209 costruita dalla Tecnomasio Brown-Boveri nel 1934, con testata aerodinamica, capace di raggiungere i 130 Km/h, in servizio sino alla fine degli anni ’50 al traino dei grandi treni direttissimi che collegavano il Nord con il Sud del Paese (come la Freccia del Sud da Milano per Palermo-Siracusa); una locomotiva E 626.005 costruita nel 1927 ed una E 326.004 (anni di costruzione 1930-1933). Nel padiglione, quasi a sottolineare il profondo legame di Pietrarsa con la storia d’Italia, hanno trovato posto anche due busti ottocenteschi raffiguranti Papa Pio IX e Giuseppe Garibaldi.

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Padiglione D-E-F delle Locomotive Diesel e dei Macchinari d’Officina

Il Padiglione D occupa gli spazi un tempo dedicati alla lavorazione dei tubi bollitori delle caldaie a vapore. Nel capannone erano presenti le fucine per la lavorazione a caldo dei metalli. La costruzione presenta una notevole copertura, realizzata con capriate lignee, risalente al 1846. Qui trovano oggi posto alcuni esemplari di locomotive diesel da manovra destinate, cioè, alla movimentazione dei veicoli negli scali e negli impianti ferroviari. Tra i modelli esposti si segnala, per l’originalità del progetto, la famosa locomotiva diesel da manovra D 207.020 detta anche “sogliola” per la particolare forma schiacciata della cabina. Tale locomotiva fu costruita dalla ditta Antonio Badoni di Lecco (ABL) su licenza della tedesca Breuer a partire dal 1931 e rimase in produzione fino al 1952. Le sue dimensioni e la forma così schiacciata le consentivano di essere utilizzata anche per manovre in spazi limitati e raccordi ferroviari privati. Nel Padiglione E è stata allestita una sala cinema modernamente attrezzata nella quale è possibile vedere filmati d’epoca sulla storia delle ferrovie. Il Padiglione F “ex centro molle” è dedicato alla storia produttiva dell’Opificio di Pietrarsa e alle sue attrezzature. Sono presenti enormi magli per la forgiatura del ferro, inizialmente alimentati a vapore e poi ad aria compressa; una grande “calandra” di fabbricazione americana per la piegatura delle lamiere; una imponente gru e un’alesatrice verticale doppia, utilizzata per forare le bielle delle locomotive.

Padiglione G del “Modellismo”

Il Padiglione G costituiva un tempo il reparto dell’officina nel quale erano installati i torni per la lavorazione “fine” dei meccanismi. Si tratta anche dell’edificio più antico ed architettonicamente più affascinante del complesso museale di Pietrarsa. Denominato “la cattedrale” per i possenti archi a sesto acuto che scandiscono le sue navate, vi sono esposti arredi d’epoca, oggettistica ferroviaria, vecchie macchine per l’emissione dei biglietti e modellini ferroviari. Tra le curiosità, eleganti sedili in legno della vecchia sala d’attesa proveniente dalla stazione di Roma Trastevere, un esempio di vecchio “armamento ferroviario napoletano” con rotaie a doppio fungo su blocchi di pietra lavica e numerosi modellini ferroviari che riproducono stazioni e impianti ferroviari di tutta la rete nazionale. Di particolare rilievo il grande plastico “trecento treni” della sorprendente estensione di 40 mq, un tempo installato nella stazione di Roma Termini e ora, recuperato e restaurato, perfettamente funzionante per la gioia di grandi e piccini. Al centro delle due navate, magnificamente illuminate dai finestroni laterali, è esposta anche la prima motrice verticale a vapore, costruita nel 1846 con un basamento di ghisa in stile neoclassico: una sorta di tempio greco, consacrato al culto della tecnologia a vapore.

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